La Storia

PAVIOLA

(tratto da Tatare.it)

La prima notizia su Paviola ci viene dal Salomonio nella sua “Agri Patavini Inscriptiones sacrae et prophanae”.

L’autore suppone che un tempo la località si chiamasse “Povezzola”, contrada del villaggio di S. Giorgio in Bosco, dove nel 964 Berengario II Imperatore concesse poco terreno ai canonici di Padova.

Altri dati su Paviola ci vengono forniti dagli Statuti del Comune di Padova, dal secolo XII all’anno 1285, dove Paviola viene menzionata per la costruzione e la successiva manuntenzione del ponte sul Mamola, alla Bolzonella.

Nelle decime papali del 1297, viene nominata la cappella di Paviola, convergente alla pieve di S. Donato.

Nel 1503 Pandolfo Malatesta imponeva una “colta” o tassa su tutta la podesteria di Cittadella per coprire le spese sostenute dai soldati al suo servizio. Nella nota dei villaggi debitori appariva anche Paviola.

Nel 1556 una pergamena (che si trova nell’archivio parrocchiale di Paviola), testimonia la controversia degli abitanti del luogo con la curia per la mancanza di un sacerdote che celebrasse la messa nelle feste comandate, per cui i fedeli erano costretti a recarsi a S. Giorgio in Bosco.

Dell’antica chiesa di Paviola non si conosce nulla fino all’anno 1843, quando viene redatto il progetto di ricostruzione.

Significativa, per la conoscenza delle condizioni di vita della popolazione di Paviola, è una nota del Parroco Don Luigi Dalla Via del 23 maggio 1818, che recita:

“Memoria che in quest’anno si può dire che la povertà è rissorta dalle tante miserie. Nell’anno scorso, tanti hanno patito una gran fame, ch’erano vegi impotenti al lavoro per mancanza di alimento; tanti hanno dovuto cessare di vivere per la fame canina; tanti sono morti dal morbo chiamato volgarmente il tifo. La prevvidenza del buon Dio ha provveduto abbondantemente di tutti li generi di prima neccesità, poichè l’anno scorso 1817, nei mesi di maggio e giugno il frumento detto volgarmente sorgo turco, valeva lire venti e sei ed anche ventiotto staretto Padovano ed anche il frumento ad un dipreso. Ora il frumento vale lire ventiquattro e mezzo circa della più ottima qualità; il formento a lire otto circa e se Iddio preserva dalle disgrazie la campagna si ha da vedere un poco di ribasso su tutti li generi. Il tutto si deve attribuire alla benefica mano del buon Dio, che sembra abbia riposto nel fodero la spada vendicatrice di sua giustizia, provocata a sdegno per tutte nostre inevitù”.

A Paviola si trovano alcune tra le più importanti ville del nostro comune. Tra queste, Villa Giusti del Giardino (del XVI secolo), fatta costruire dalla nobile famiglia dei Marcello. Questa casata era di gran nome; tra gli altri contava un Doge, Nicolò Marcello nel 1473, e Giacomo Marcello, capitano generale dell’Armata Veneziana, che morì combattendo a Gallipoli. Nel 1506, era podestà’ di Cittadella Bernardo Marcello.

Si annovera poi villa Ramusa, costruzione attribuita al XVI secolo, che fu abitata dalla famiglia dei Ramusii, di origine ravennate, in seguito trapiantata a Venezia intorno al 1458. I Ramusii furono possessori di terre nel Cittadellese dal 1475. Si narra che nella villa avessero ospitato illustri personaggi come Gerolamo Fracastoro e Andrea Navagero, umanisti e amici di Giovanni Battista Ramusio. Il Fracastoro, illustre medico e letterato cita nei suoi poemi la villa e il fiumicello Marsango.