GIORNATA PER LA CARITA’ DEL PAPA – 27 Giugno 2021

“Non temere, soltanto abbi fede!”
«Fanciulla, io ti dico: àlzati!» Marco 5,4

Talità kum!
Signore Gesù,
pronuncialo anche oggi,
per me, per noi, per il mondo;
ripetilo in modo forte,
perché tutto di noi lo ascolti
e si lasci scuotere: «Talità kum, alzati!».
Allo scoraggiamento e alla resa che viviamo,
ai blocchi affettivi che le delusioni ci
impongono,
a tutto ciò che ci sta chiudendo alla vita,
Signore, ripeti: «Talità kum, alzati!».
Rialzaci da noi stessi, Signore della vita,
toccaci con amore e noi vivremo, liberi e guariti. Amen.
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Due miracoli compongono il lungo racconto evangelico di questa domenica:
la guarigione della donna, che da dodici anni, soffre di emorragia e la
risurrezione della figlia di Giairo. I punti di contatto tra questi due miracoli
sono rilevanti: si tratta di due donne; c’è il numero ‘’dodici’’ che ricorre in
ambedue i casi (la donna è malata da dodici anni quando la bambina
dodicenne è venuta al mondo); il duplice miracolo avviene per contatto
fisico, la folla è estranea ai due prodigi e l’intervento di Gesù è all’insegna
della sua sensibilità di fronte alle miserie umane, senza distinzione di
persone. Egli si muove, certo, per un personaggio importante (Giairo), ma si
ferma anche per una donna anonima. In realtà la fede costituisce il vero
centro che unisce tra loro i due episodi.
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Da domenica prossima viene sospesa anche
la pubblicazione di questo foglietto degli avvisi.
Le intenzioni delle S.S. Messe si troveranno
sulle bacheche o sulle porte delle chiese

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ESPERIENZE DI CHIESA di SERGIO DI BENEDETTO

Preti e parrocchia: ma i laici cosa vogliono?
Da più parti, anche su impulso del Papa, si discute del tema del clericalismo e di come
questo sia ormai un fenomeno da oltrepassare, perché non evangelico e non più adatto
alla vita della parrocchia nella contemporaneità. Opportunamente, anche su questo blog,
sono state condivise riflessioni su come superare e perché superare una gestione
clericale della parrocchia, che è oggi, probabilmente, l’istituzione cattolica più in difficoltà.
Da osservatore del fenomeno, considerato in realtà assai diverse, mi chiedo anche:
ma i laici, in fondo, cosa vogliono dal prete che abita la parrocchia? Perché, girando in
diverse comunità, ascoltando e incontrando laici e sacerdoti, ho notato come ci sia un
problema complementare al clericalismo, ed è legato alle aspettative altissime che
spesso i laici hanno nei confronti delle persone consacrate, soprattutto se sacerdoti;
si tratta di aspettative che non raramente provocano tensioni e frustrazioni, lacerazioni
e critiche, laddove esse non vengono soddisfatte (cioè quasi sempre).
Tuttavia, prima ancora di domandarsi perché tali aspettative non sono ‘accolte’, i laici
dovrebbero farle passare nel crogiuolo della propria coscienza, della Parola di Dio e,
ultimo ma non ultimo, del mondo che abitiamo. Sono umanamente sostenibili le pretese
che talvolta addossiamo ai sacerdoti? Sono utili alla crescita del popolo di Dio?
Corrispondono a una vera coscienza battesimale? Sono adeguate al contesto in cui
viviamo? Oppure sono frutto di un mondo tramontato nei numeri, nelle strutture, nelle
consapevolezze teologiche e pastorali?
Per andare al concreto, e schematizzando molto, mi pare che troppo spesso
pretendiamo dal prete, che magari oggi ha in carico più parrocchie, di essere ancora il
parroco degli anni ’50 quanto a ruolo, quindi centro e perno della parrocchia, ‘sacerdote,
re e profeta’ quanto a risposte, pronto a visitare ogni casa, ogni malato, a presenziare
a ogni funzione e liturgia, disponibile a moltiplicare il culto e le devozioni in tutti gli orari;
a questo aggiungerei una dose di giovanilismo e di attivismo anni ’80, per cui il prete
deve dedicarsi ai giovani (quali poi?), animare il gruppo famiglie, il gruppo terza età,
il gruppo dello sport, il gruppo teatrale, il gruppo del taglio e cucito, il gruppo delle
vacanze. Poi si richiede un buon barattolo di anni ’90, quindi meditazione e commento
della Parola di Dio, riflessione politico-sociale, educazione alla legalità, competenze
tecnico-economiche e giuridiche nel campo dei restauri e delle ristrutturazioni, sensibilità
culturale. Da ultimo, una spruzzata di nuovo secolo in quanto ad abilità tecnologiche e
comunicative, responsabilizzazione dei laici e delle laiche, coinvolgimento degli
appartenenti ad altre religioni, formazione umana, psicologica, sociologica, e così via,
tenendo sempre sullo sfondo l’altissimo e personalissimo modello evangelico applicabile
a piacimento, entro cui rileggere ogni sacerdote (umanamente fallibile, ovviamente).
Al di là delle semplificazioni e dell’ironia, sono convinto che i laici debbano avere il
coraggio di ripensare la figura del prete, anche attraverso un dialogo franco e un ascolto
accogliente dei sacerdoti, non facendo sconti quanto ad anacronismi e incrostazioni
di potere, ma nemmeno sommergendo il prete di funzioni e ruoli e compiti, soprattutto
quando lo stesso prete è pronto a fare un passo indietro.
Certamente, si dirà, molto di quanto la gente si aspetta dal prete deriva da secoli di
modello clericale, per cui non si abbandonano schemi mentali nel giro di pochi anni.

E, ugualmente, sappiamo pure che fino a quando il sacerdote avrà in tasca le chiavi
delle strutture parrocchiali e gestirà il salvadanaio, sarà inevitabile fare continuo
riferimento a lui. Però, davvero, mi chiedo: e se i laici per primi provassero a smobilitare
il campo, togliere le tende attorno alla corte, portare pazienza e accompagnare il difficile
cammino del sacerdote che si spoglia del ruolo clericale, senza piagnistei per come era
meglio prima, senza lamentale perché il prete non ha introdotto il tredicesimo incontro di
catechesi con i bambini, senza critiche perché una sera non era presente all’incontro del
gruppo giovani, senza punzecchiature se non è andato in vacanza con il gruppo delle
famiglie, senza scandalo se non partecipa al rosario meditato alle ore 16 del martedì
pomeriggio?
Parafrasando un celebre motto di Maria Montessori, “maestra, aiutami a fare da solo”,
forse la più urgente richiesta dei laici dovrebbe essere “caro don, aiutaci a fare da soli”…
fino a dire “caro don, su questo non abbiamo più bisogno di te”…

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Martedì 29 giugno 2021
Santi Pietro e Paolo

Oggi la Chiesa celebra in un’unica festa Pietro e Paolo, le due colonne
che hanno reso grande la comunità di Roma. Due discepoli che, ognuno
nella sua sensibilità, hanno reso un grande servizio al Signore.
Che fantasia ha lo Spirito Santo! E che senso dell’umorismo e
coraggio ha la Chiesa nel mettere insieme due santi così diversi che,
in vita, hanno avuto più di un’accesa discussione e più di uno scambio
di vedute…
Pietro è stato chiamato da Cristo a diventare custode della fede,
garante della integrità dell’annuncio che il Signore aveva fatto agli
apostoli e al mondo. Ruolo non proprio adatto ad un umile ed
illetterato pescatore di Galilea! Ma il Signore non guarda all’apparenza
o alle capacità ma alla persona e al suo percorso.
E Pietro, con la sua autenticità e la sua capacità di pentirsi per i propri
peccati, ammettendo i propri sbagli, diventa capace di accogliere tutti
senza giudicare nessuno. Pietro che diventa punto di riferimento
per gli altri discepoli, presenza rassicurante e modesta della fedeltà
al Signore.
Paolo, invece, è il degno rappresentante di un mondo culturalmente
aperto e dinamico, capace di riassumere in sé il meglio delle culture
da cui proveniva. Il Signore lo ha chiamato per diventare strumento
di evangelizzazione presso i pagani e a fondare la Chiesa fuori
dai confini di Israele. Che grande dono di Dio sono stati!