SANT’ANTONIO DA PADOVA – 13 Giugno 2021

«Con molte parabole dello stesso genere
annunciava loro la Parola»
«Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce»
Marco 4,27

Come un seme
Come un seme, infinitamente piccolo,
così tu sei, Signore Dio.
Come una particella invisibile, così tu sei, Dio della vita.
Come quell’energia che attraversa l’universo,
così tu sei, Dio Creatore.
Come la potenza vitale
che rigenera la vita di ogni vivente,
così tu sei, Dio Madre.
Vivi in noi, Signore Dio, rigenera la storia,
genera in noi nuova creazione.
Che in nostri occhi ti vedano
attraversare ogni forma di male
per far prorompere infinite forme di bene. Amen.

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Oggi il Vangelo è un grido di vittoria,
contro ogni tipo di scoraggiamento che possa nascere
all’interno della Chiesa o di fronte ad ogni sfida e
persecuzione che le possa venire dall’esterno: il Regno
di Dio ha un suo sicuro successo finale nonostante
l’apparente piccolezza di oggi; e questo per la potenza
intrinseca di vitalità divina che lo anima.

13 Giugno – SANT’ANTONIO DA PADOVA
Sant’Antonio nacque a Lisbona nel 1195 da genitori favoriti da Dio di ricchezze spirituali e
di un certo benessere. Dopo la prima educazione ricevuta nella casa paterna da uno zio
canonico, continuò la sua istruzione nella scuola vescovile annessa alla Curia. Con l’età
cresceva pure nell’umiltà, unita al disprezzo per le glorie mondane; virtù che, unitamente alla fama di taumaturgo, lo distingueranno sempre. Sentendosi portato alla solitudine, il Santo pensò presto di ritirarsi in un convento e scelse i Canonici Regolari di S. Agostino. Qui si diede con tale fervore alla mortificazione della carne e ad un silenzio operoso, da divenire uno specchio per i suoi confratelli. Ma le sue brame non erano ancora pienamente appagate: il Santo desiderava di ricevere il martirio, se cosi fosse piaciuto al Signore; e a questo scopo, abbandonato il convento di S. Croce, si ritirò tra i Frati Minori ai quali erano permesse le Missioni. Ma chi può scrutare i disegni dell’Altissimo? Antonio, appena giunto in terra di Missione, è assalito da una malattia tale che lo costringe alla più assoluta inazione, e lo inchioda inesorabilmente in un letto, tanto che è costretto al ritorno. Si imbarca allora per ritornare in Portogallo, ma la nave, sbattuta da violenta tempesta, dopo una fortunosa navigazione, viene a sfasciarsi contro il litorale della Sicilia. Soccorso da alcuni pescatori, viene trasportato a braccia al più vicino convento. Antonio fa la volontà di Dio, ed appena è in grado di camminare si reca ad Assisi. Qui ebbe la grazia di vedere il suo caro padre S. Francesco, e di assistere al capitolo delle stuoie. Ma in questa circostanza il nostro Santo non parlò, nè fu notato. Dopo l’umiliazione però la Provvidenza, in modo inaspettato, gli apriva la via della predicazione. Fu una rivelazione: in poco tempo divenne celebre e dovette passare a Montpellier, a Tolosa, a Bologna, a Rimini e a Padova. Nella quaresima che tenne
in quest’ultima città, i frutti della grazia divina furono copiosissimi: riconciliò nemici, ridusse i dissoluti a vita migliore, persuase gli usurai alla restituzione. La sua parola era come un dardo che trapassava i cuori e li infiammava d’amore alla virtù. Il Signore confermava la santità del Santo con numerosissimi miracoli. Conoscendo per rivelazione che suo padre era accusato ingiustamente della morte di un nobile, pregò Dio e si trovò miracolosamente a Lisbona accanto al padre. Qui richiamò a vita l’ucciso che indicò l’omicida: suo padre fu salvo.Sentendosi vicino al termine della vita ottenne il permesso di ritirarsi nel romitorio di Camposampiero; qui passò i suoi ultimi giorni nella contemplazione e nell’esercizio sempre più puro dell’amor di Dio. Morì ad Arcella, ora santuario presso Padova, il 13 giugno del 1231 a 36 anni di età. Dopo la sua morte i fanciulli di Padova e dei dintorni andavano gridando: «È morto il Santo, è morto il Santo».

A PADOVA NON E’ PREVISTA LA PROCESSIONE A CAUSA
DELLE NORMATIVE ATTUALI ANTI ASSEMBRAMENTO
Nel pomeriggio la statua accompagnata dal rettore della Basilica del Santo
porterà la sua benedizione per le strade cittadine passando davanti ad alcuni
luoghi simbolo, come la Casa di reclusione e la Casa circondariale di via Due
Palazzi a Padova e alcune sedi della vita pubblica civile, come la Camera di
Commercio, luogo rappresentativo della resilienza di tante categorie di
lavoratori; l’Università, luogo di studio e ricerca scientifica; il Municipio, sede
dell’Amministrazione del “bene comune”
Tutte la giornata in diretta televisiva su Rete Veneta

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La SS. EucarestiaSanto curato d’Ars
Il buon Dio vuole donarsi a noi nel sacramento del suo amore: per questo ci ha donato un
desiderio immenso che lui solo può soddisfare…
Accanto a questo bel sacramento, siamo come una persona che muore di sete accanto ad un fiume, quando basterebbe si piegasse per avvicinarsi all’acqua!…
Oppure come una persona che resta povera accanto ad un tesoro, quando sarebbe sufficiente per lei allungare la mano!
Oh! se i cristiani potessero capire le parole di Nostro Signore: «Malgrado la tua miseria, voglio vedere da vicino questa bella anima che ho creato per me. L’ho fatta così grande che solo io posso soddisfare le sue aspirazioni.
L’ho fatta così pura che solo il mio corpo può nutrirla». Figli miei, non c’è nulla di tanto grande ed importante quanto l’Eucaristia! Paragonate tutte le buone opere del mondo con una comunione fatta bene: appariranno come un granello di polvere rispetto ad una montagna.

Domenica 20 giugno ore 16.00 nella chiesa San Giorgio in Bosco Messa di prima Comunione per 15 bambini

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IL NEGOZIO
Un giovane sognò di entrare in un grande negozio.
A far da commesso, dietro il bancone c’era un angelo.
“Che cosa vendete qui?”, chiese il giovane.
“Tutto ciò che desidera”, rispose cortesemente l’angelo.
Il giovane cominciò ad elencare: “Vorrei la fine di tutte le guerre nel mondo, più
giustizia per gli sfruttati, tolleranza e generosità verso gli stranieri, più amore
nelle famiglie, lavoro per i disoccupati, più comunione nella Chiesa e… e…”.
L’angelo lo interruppe: “Mi dispiace, signore. Lei mi ha frainteso. Noi non
vendiamo frutti, noi vendiamo solo semi”.
Una parabola di Gesù comincia così: “Il regno di Dio è come la buona semente
che un uomo fece seminare nel suo campo…”. Il Regno è sempre un inizio.
Un minuscolo, quasi trascurabile inizio. Dio stesso è venuto sulla terra come
un seme, un fermento, un minuscolo germoglio.
Un seme è un miracolo. Anche l’albero più grande nasce da un seme
piccolissimo. La tua anima è un giardino in cui sono seminate le imprese
e i valori più grandi.
Li lascerai crescere?
Da “L’importante è la rosa” – Bruno Ferrero