PRIMA DOMENICA di AVVENTO – B INIZIO DELL’ANNO LITURGICO 2020/2021 – 29 Novembre 2020

Attendiamo vigilanti la gloriosa venuta di Cristo tuo Figlio

«Vegliate!» (Marco 13,37)

Vieni, Signore, speranza dei cuori
Vieni, Signore Gesù
speranza di ogni cuore in tempesta,
forza di ogni passo vacillante,
determinazione in ogni tentativo di resa.
Vieni, Onnipotente fatto carne,
sollevaci da ogni chiusura,
abbraccia ogni nostra fragilità,
guarisci ogni ferita che ci chiude in noi stessi
e ci allontana da te.
Vieni, Signore Gesù, vieni in noi!

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Attenzione AL NUOVO PADRE NOSTRO
«Non abbandonarci alla tentazione»
sostituisce ‘indurre’, traduzione corretta dal verbo greco,
che poteva far passare l’idea che fosse Dio a tentare l’uomo.
L’espressione originale è difficile da rendere in maniera esatta.
Comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio
il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino
dell’uomo.
I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, un Dio in
competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova.
Il Padre non è l’autore del male, combatte perché l’uomo possa
essere liberato.
È in questo senso che noi preghiamo il “Padre nostro”.

 

Anno B – San Marco Evangelista

Il 29 novembre 2020 inizia il nuovo anno liturgico 2020-2021
Chi è Marco?
Il testo del Vangelo non dice esplicitamente chi ne sia l’autore.
La più antica notizia sull’attribuzione del Vangelo a Marco risale a Papia,
vescovo di Gerapoli: «Marco, che era stato interprete di Pietro, scrisse con
accuratezza, ma non in ordine, quanto ricordava delle cose dette o compiute
dal Signore. Egli infatti non aveva ascoltato né seguito il Signore, ma più tardi
ascoltò e seguì Pietro».
In ogni caso è certo che divenne presto collaboratore degli apostoli e, insieme
al cugino Barnaba, negli anni 40, lavorò con Paolo ad Antiochia e nelle altre
giovani chiese. Dopo un periodo di attività apostolica che non possiamo
ricostruire, verso il 60 d.C., Marco è a Roma come stretto collaboratore di
Pietro. In questa circostanza e per questa comunità ecclesiale, verso l’anno
65 d.C., egli intraprende la stesura del suo Vangelo, col fine di conservare la
predicazione apostolica e tramandarla in modo fedele e preciso.
A chi scrive Marco?
La comunità a cui si rivolge è di origine pagana, da poco venuta alla fede
e quasi all’oscuro delle questioni religiose giudaiche; per questo Marco
arricchisce le sue fonti con delle piccole spiegazioni.
Com’è strutturato il suo vangelo?
Dopo il preludio, costituito dalla predicazione di Giovanni Battista, dal
battesimo di Gesù e dalle tentazioni nel deserto, ci sono alcune rare
indicazioni che ci aiutano a scoprire un periodo di ministero in Galilea; poi i
viaggi di Gesù con gli apostoli fino alla regione di Cesarea di Filippo; infine
un’ultima salita verso Gerusalemme per la passione e la risurrezione.
Che volto di Gesù ci presenta?
Il Vangelo di Marco racconta i fatti e gesti che hanno segnato la vita di Gesù
e dei suoi discepoli. Il suo racconto è una lunga suspense che ci porterà a
riconoscere nel Gesù crocifisso e risuscitato il Figlio amato dal Padre. Gesù
all’inizio è ricevuto dalla folla con simpatia, poi il suo modo di fare umile delude
la loro attesa e l’entusiasmo si raffredda; allora Gesù si allontana dalla Galilea
per dedicarsi alla formazione del piccolo gruppo dei discepoli fedeli, che
culmina con la confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo!”. Si tratta di una svolta
decisiva, a partire dalla quale tutto si orienta verso Gerusalemme, dove si
consuma il dramma della passione, coronato dalla risposta vittoriosa di Dio:
la risurrezione.

Anche venerdì 4 dicembre alle ore 20.45 Elide
Siviero ci aiuterà a entrare nella Liturgia della
Parola della II a domenica di AVVENTO
pagina facebook “Parrocchia di San Giorgio in Bosco

 

Accendiamo la prima candela
della corona di Avvento
Sono queste alcune proposte per tutti:
ris-VEGLIAMO la fede!

Iniziando questo cammino di AVVENTO vorremmo “dire a tutti
una parola di speranza e consolazione in questo tempo che rattrista
i cuori” (messaggio dei vescovi italiani).

Nel tempo dell’attesa della venuta del Signore, risuona forte la sua Parola di Vita:
“Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”
(Rm 12,12). È un tempo di PREGHIERA.
Riprendiamo in famiglia la bella tradizione di fare il PRESEPIO in casa. Davanti
alla capanna ci si può riunire qualche volta nella settimana per la preghiera.
Rimane un tempo di tribolazione. Ma questo non deve chiuderci in noi stessi. Ci rende
invece capaci di comprendere le difficoltà di coloro che sono maggiormente colpiti
dalla pandemia. Per questo l’Avvento è particolarmente dedicato alla carità.
Sarà un tempo di speranza. Come ogni crisi, anche questo potrà essere un tempo di
rinascita sociale ed ecclesiale.
L’eucarestia domenicale sia il luogo dove tutti potremo alimentare la speranza
in questo momento difficile. Per chi non potrà partecipare ricordiamo la possibilità
di assistere alla messa da una delle reti televisive.
Catechiste, e animatori trovino il modo per non arrendersi alla sospensione delle
attività in presenza, ma trovino nuovi modalità e linguaggi per ACCOMPAGNARE
i ragazzi, e i giovani. Continuiamo a tessere la rete delle relazioni comunitarie: una
telefonata, un messaggio, un breve saluto. Sono le piccole cose che costruiscono la
comunità.

 

PER VIVERE IL TEMPO dell’AVVENTO

La carità nel tempo della fragilità.
Quest’anno cerchiamo di avere particolarmente a cuore le
persone che possono attraversare un momento di fragilità e
precarietà, dovuto a questo tempo incerto e sospeso. Questa sarà
un’attenzione costante del nostro tempo di Avvento. Possiamo
venire incontro a spese per l’affitto, le utenze, generi alimentari.
La nostra Caritas già avvicina varie persone e famiglie. Nella
logica del buon vicinato se siete a conoscenza di persone in
difficoltà potete metterle in contatto con la Caritas

Avvento come avventura
di Roberto Laurita

Ogni anno il tempo di Avvento ci scuote, ci ridesta, per farci vivere
in modo più cosciente l’avventura della fede.
Ma perché abbiamo bisogno di questo scossone salutare, di questo
tempo forte? Forse perché è quasi inevitabile che, nello scorrere dei
giorni, i nostri cuori si intorpidiscano e le nostre menti perdano la
necessaria lucidità. Forse perché è facile cedere alla pigrizia e
coltivare solo come un ricordo lo slancio di un tempo. Forse perché
il peso della fatica quotidiana a lungo andare fa smarrire la speranza.
Per tutte queste ragioni l’Avvento è necessario alla nostra fede.
Come una luce che squarcia l’oscurità, la spessa coltre delle tenebre,
e ci fa intravedere di nuovo il progetto di Dio.

Come un fuoco che accende e riscalda la nostra esistenza e ci fa
provare più intenso e forte il desiderio di Dio, della sua Parola e del
suo pane.
Come un’acqua che rigenera la nostra terra inaridita e secca e la
riporta alla vitalità di un tempo.
L’Avvento è tutto concentrato in un grido, quello che ci raggiunge
oggi attraverso il testo evangelico: «State attenti, vegliate, perché
non sapete quando sarà il momento preciso».
State attenti perché potreste perdere il sentiero che il Cristo ha
tracciato davanti a voi e allora vi smarrireste nei labirinti della storia.
State attenti perché lo Spirito continua ad operare in mezzo a voi,
ma bisogna avere occhi buoni per riconoscere la sua azione.
State attenti perché è pericoloso lasciarsi andare, seguire senza
fatica il corso della corrente, perdendo la capacità di reagire a
quanto sta accadendo.
Chi veglia attende qualcuno e noi attendiamo il ritorno del Signore
Gesù nella gloria.
Chi veglia è mosso dal desiderio, intenso e vivo, di incontrare
qualcuno che sta per arrivare, ma non si sa di preciso quando. E noi

sappiamo che resistere al sonno è la prova che dobbiamo af-
frontare. Solo il desiderio può sostenerci nella notte. Un desiderio

forte, perseverante, solido.
Desiderio di lui, Gesù, e del mondo nuovo che ci ha annunciato.
Desiderio di approdare, con lui, ad una vita trasfigurata.
Desiderio di conoscere una pienezza ed una gioia inaudita.
È la grande avventura della fede, quella che stiamo vivendo. E
l’Avvento ci vuole aprire gli occhi su noi stessi e sul mondo. Lo fa non
con parole di uomini, ma con la stessa Parola di Dio, la Parola che è
diventata carne, un uomo come noi.