XXIX DOMENICA T. O. – 18 Ottobre 2020

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare

e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21)

L’angolo della preghiera :

La tentazione è quella di sempre:
cedere, Gesù, al Cesare di turno, assicurarsi
il suo appoggio, approfittare della sua amicizia
e in cambio dimostrarsi conniventi
con il suo potere, fino al punto di dichiarare
l’esibizione della forza o il consenso ottenuto
come qualcosa di divino.
Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia
che non deve essere dimenticata:
è l’illusione di poter sottrarsi alle proprie responsabilità,
al rispetto delle leggi, alla pratica della legalità,
con la scusa che Cesare non è Dio e che a Dio solo si deve obbedienza.
Ecco perché la tua risposta, Gesù, si rivela preziosa:
essa ci obbliga a fare i conti con i nostri doveri di cittadini
e a non accampare scuse per sentircene esonerati.
Ma nel contempo essa toglie qualsiasi patina di divino
all’esercizio del potere, lo sottrae ad una zona franca
in cui vorrebbe collocarsi e lo sottomette a regole etiche precise
a cui non può sottrarsi, altrimenti corre il rischio
di perdere la sua legittimità.
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Orari delle celebrazioni domenicali

San Giorgio: sab. sera 18.30; domenica 9.30
Paviola: 11.00
Lobia: sab. sera 19.00; domenica 11.00
*****************************************************

“FRATELLI TUTTI ”, l’enciclica di Papa Francesco:
serve “amicizia sociale” per un mondo malato
“È possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti.
Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di
seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne”.
A garantirlo è il Papa, che nella sua terza enciclica. “Fratelli tutti” parla
di “amicizia sociale” come via per “sognare e pensare ad un’altra umanità”. “Se
si tratta di ricominciare, sarà sempre a partire dagli ultimi”, la ricetta per il
mondo post-Covid. La terapia è la fratellanza. Il Coronavirus, che ha fatto
irruzione in maniera improvvisa nelle nostre vite, “ha messo in luce le nostre
false sicurezze” e la nostra “incapacità di vivere insieme”, denuncia Francesco:
“Che non sia stato l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati
capaci di imparare”. Che facciamo un salto verso un nuovo modo di vivere e
scopriamo una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni
degli altri”. “Siamo più soli che mai”, la constatazione di partenza. Il
razzismo che “si nasconde e riappare sempre di nuovo”;
l’”ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto
delle gravi conseguenze che ciò provoca”, prima fra tutti
l’aumentare della povertà. Sono alcuni effetti della “cultura dello scarto”,
stigmatizzata ancora una volta dal Papa. Cita una canzone di Vinicius de
Moraes, per riaffermare la sua concezione della società come “poliedro” ed
esortare alla gentilezza: “La vita è l’arte dell’incontro, anche se tanti scontri
ci sono nella vita”. Come San Francesco, ciascuno di noi deve riscoprire la
capacità e la bellezza di chiamarsi “fratello” e “sorella”. Perché nessuno si salva
da solo: “Siamo sulla stessa barca”!
***************************************************************************************************
Gionata Missionaria Mondiale 2020

“Eccomi, manda me”

Papa Francesco, nel messaggio, sottolinea il legame tra lo Spirito Santo e la missione
nella Chiesa. E nel contesto della pandemia ancora in corso ricorda che l’umanità è
chiamata “a remare insieme” e che Dio vuole arrivare a tutti con il suo amore. “Siamo
veramente spaventati, disorientati e impauriti. Il dolore e la morte ci fanno
sperimentare la nostra fragilità umana; ma nello stesso tempo ci riconosciamo tutti
partecipi di un forte desiderio di vita e di liberazione dal male. In questo contesto, la
chiamata alla missione, l’invito ad uscire da sé stessi per amore di Dio e del prossimo
si presenta come opportunità di condivisione, di servizio, di intercessione. La
missione che Dio affida a ciascuno fa passare dall’io pauroso e chiuso all’io ritrovato
e rinnovato dal dono di sé”. “La carità espressa nelle collette delle celebrazioni
liturgiche della terza domenica di ottobre ha lo scopo di sostenere il lavoro
missionario svolto a mio nome dalle Pontificie Opere Missionarie, per andare
incontro ai bisogni spirituali e materiali dei popoli e delle Chiese in tutto il mondo
per la salvezza di tutti”. E’ Cristo che ci spinge ad essere “Chiesa in uscita”