SIATE PICCOLA CHIESA DOMESTICA: IL MESSAGGIO DEL VESCOVO ALLE FAMIGLIE

Suggerimenti per la preghiera in casa, orari delle celebrazioni del Vescovo e schede film per un percorso di coppia.

Questa settimana il Vescovo Beniamino rivolge una lettera e un video messaggio alle famiglie per esprimere loro la sua vicinanza in questo difficile momento ed esortarle a riscoprire la vocazione ad essere “piccole chiese domestiche”:

Domenica 29 marzo il Vescovo celebrerà a porte chiuse alle ore 9.00 nella Basilica di Monte Berico. La Santa Messa sarà trasmessa in diretta da Radio Oreb e da TVA Vicenza. Radio Oreb trasmetterà una
seconda Santa Messa alle ore 11 celebrata sempre a porte chiuse nella chiesa di Lisiera da don Alessio Graziani, direttore dell’emittente cattolica berica. (Radio Oreb fm 90.20; www.radioreb.org).
Tva Vicenza trasmetterà una Santa Messa da Monte Berico anche nel pomeriggio di domenica alle ore 17.

Una simpatica scheda con alcuni suggerimenti per seguire con lo spirito giusto la celebrazione
della Santa Messa attraverso i media

Lettera del Vescovo Beniamino alle famiglie Vicenza 26 marzo 2020

FAMIGLIA “CHIESA DOMESTICA”

Carissimi sposi, genitori e figli,
stiamo vivendo un periodo particolarmente difficile che ci obbliga a stare a debita distanza. Proprio per questo desidero rendermi vicino a voi e inviarvi il mio fraterno abbraccio.
Cerco di immaginare le difficoltà che state affrontando: alcuni al lavoro per il servizio di tutti, con qualche pericolo per la salute personale; altri costretti a rimanere a casa, a volte in spazi ristretti, magari con bambini da intrattenere; altri ancora, soprattutto anziani soli, nell’impossibilità di essere visitati e aiutati come avrebbero bisogno.
Dopo la “novità” dei primi giorni, ora sperimentiamo la fatica delle restrizioni, la preoccupazione per la salute dei nostri cari, per il futuro incerto e pure qualche tensione in più. Mentre ci auguriamo di uscire tutti al più presto e in piena salute da questa difficile situazione, condivido con voi un sogno che porto nel cuore: possiate, attraverso questa prova, crescere nella fede e diventare sempre più la “chiesa domestica”, come la definisce il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium n. 11). Questa situazione ci permette di sperimentare un nuovo modo di essere Chiesa nelle case. In famiglia, siete invitati a rendere presente il Signore nella quotidianità delle relazioni, nella semplicità dei gesti, nella generosità dei servizi (Amoris Laetitia n. 73). Nella “piccola chiesa”, siete voi, cari sposi, per la grazia dei sacramenti del Battesimo e del Matrimonio, i ministri di Dio. Siete voi che date testimonianza e benedite, facendo
sì che nella vostra casa si realizzi la promessa di Gesù: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Nelle comunità descritte dagli Atti degli Apostoli ciò avveniva regolarmente (At 2, 46).

Anche per noi, questa situazione dolorosa può diventare sorgente di vita nuova se scegliamo di viverla comecredenti, alla luce della Parola di Dio. Nessuno di noi poteva immaginare una Quaresima e, a quanto si prospetta, anche un Tempo Pasquale senza Celebrazioni liturgiche e incontri comunitari. Mi chiedo: come possiamo vivere in altro modo i segni e i simboli della fede, per rinnovare la nostra speranza in questo tempo? Come possiamo valorizzare concretamente la realtà della “piccola chiesa domestica”? Ecco allora che la tradizione cristiana ci viene in aiuto sottolineando tre dimensioni costitutive della “chiesa domestica”.

1. La dimensione dell’ascolto e dell’annuncio (detta anche “profetica”).
È buona cosa assistere alle Messe attraverso la televisione. Dà sollievo a tutti ascoltare le letture, l’omelia e sentirsi uniti attraverso la ‘comunione spirituale’. È giusto, però, fare l’esperienza familiare dell’ascolto della Parola di Dio, insieme ai figli, e leggere nella sua luce, gli avvenimenti della vita, sia quelli che procurano gioia e consolazione, come quelli che arrecano dolore e sofferenza. “I genitori sono i primi catechisti”, diciamo spesso. In quest’ora lo siete ancora di più. Speriamo di tornare presto a celebrare l’Eucaristia, riuniti insieme come Corpo di Cristo. Il “digiuno” dalla Messa ci sollecita a riscoprire la pratica della preghiera comune e dell’ascolto della Parola in famiglia.
Per questo, sono stati preparati buoni sussidi e saranno presto a vostra disposizione, sempre sul sito della nostra Diocesi. Ringrazio tutte le persone che si sono messe a disposizione offrendo la loro creatività.
2. La dimensione della preghiera e del dono di sé, (detta anche “sacerdotale”).
Questa dimensione realizza e manifesta il “sacerdozio comune dei fedeli”. Stiamo vivendo un tempo di isolamento, e quindi di rinunce, di sacrifici anche grandi. È un peso per tutti rimanere in casa quando fuori è già arrivata la primavera. Sentiamo la nostalgia delle amicizie, degli incontri comunitari, del lavoro, della scuola, del tempo libero, che riconosciamo come realtà essenziali per la nostra vita. Gesù, nell’incontro con la donna samaritana, ci ha ricordato che è possibile “adorare Dio in spirito e verità”, anche seduti attorno a “pozzo”. Sarebbe bello, allora, creare in tutte le nostre case questo “pozzo” attorno a cui raccoglierci in preghiera per ringraziare il Padre anche in questo tempo di prova. Proprio voi ragazzi, potete aiutare con la vostra creatività, a rendere bello e adornato “il pozzo” della vostra casa per pregare e cantare insieme gioiosamente. Allora tutto ciò che viviamo, anche il “digiuno eucaristico” può diventare “sacrificio spirituale”, se lo offriamo con il cuore per il bene di tutti (Lumen Gentium n. 31).
3. La dimensione del servizio e della solidarietà (detta anche “regale”).
Percepisco che c’è un fiorire di iniziative per aiutare le persone più sole e deboli, anche senza incontrarsi. Inviti a cantare insieme, alla finestra o via internet. Una intensa rete di messaggi, chiamate, video. Quanti stratagemmi dovete inventare, cari genitori, per trascorrere le intere giornate con i vostri figli! E le telefonate ai nonni, per non lasciarli sopraffare dallo sconforto o dalla paura! I piccoli o grandi gesti di carità fraterna possono trasformare il nostro cuore e renderlo sempre più capace di amore per Dio e per il prossimo, in qualsiasi condizione ci troviamo ad operare. Il significato essenziale della vita cristiana è “cercare e trovare Dio in tutte le cose”, nell’ambito della vita quotidiana. Anche l’impegno a rimanere in casa, la rinuncia a uscire senza motivo, a fare sport, a camminare o ad attività simili, pur cose belle e legittime, può diventare un atto di carità verso il prossimo più debole e vulnerabile.
È un dovere di cittadini responsabili e di credenti: il buon cristiano non esclude dalla fede nessun ambito della propria vita, neanche la malattia e l’impegno di non nuocere agli altri. Noi cristiani siamo chiamati a vivere tutto questo come esercizio della carità, seguendo le orme di Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire; non è vissuto per sé stesso, ma per gli altri.

Ecco, carissimi, quanto mi sento di trasmettervi: l’ascolto della Parola, il dono di sé e la solidarietà rappresentano un “vaccino” di sicura efficacia, sperimentato per secoli nella tradizione della Chiesa. Con tali strumenti, vivremo con fede questo tempo di prova, imparando qualcosa di nuovo e recuperando qualche cosa di essenziale che avevamo smarrito. Vi chiedo di avere, nei limiti del possibile, una particolare attenzione verso le persone
sole. Anche una telefonata o un servizio a distanza possono essere di grande aiuto e sollievo. Ragazzi, vi invito a dialogare con i vostri nonni, chiedete loro come stanno e ascoltateli. Questa è una cosa che va bene anche con i vostri genitori, fratelli e sorelle.

Vi raccomando di parlare con Gesù delle vostre preoccupazioni, arrabbiature, paure e gioie. Gesù è un amico vero e vi ascolta.

Desidero rivolgere un saluto speciale a voi coppie che vi state predisponendo a celebrare il sacramento del matrimonio. Provo a immaginare i tanti disagi che sperimentate nel posticipare la data del matrimonio, il dispiacere di dover rinviare una festa a lungo attesa e preparata. Vi sono vicino e vi auguro di cuore di mantenere fermo il vostro proposito, nella certezza che lo potrete realizzare presto, con la benedizione del Signore.

A tutti auguro di saper vivere questa “pausa” forzata nel cammino della vita con pazienza e speranza. San Giuseppe, l’uomo di fede, il giusto chiamato a prendersi cura del Bambino e di sua Madre, interceda per tutte le famiglie, ci doni la capacità di vivere questo tempo con fede e responsabilità, facendo tutti la nostra parte. Vi saluto e vi assicuro la mia preghiera.
Giunga a tutte voi, care famiglie, la mia paterna benedizione e il mio fraterno abbraccio.

+ BENIAMINO PIZZIOL
vescovo di Vicenza

Il Vescovo in preghiera al Cimitero Maggiore di Vicenza

Il vescovo mons. Beniamino Pizziol, nella mattina di venerdì 27 marzo si è recato in forma
strettamente privata al Cimitero Maggiore di Vicenza per una preghiera di suffragio e una benedizione
che vuole idealmente raggiungere tutti i defunti della Diocesi, in particolare i morti in seguito
all’infezione da Covid 19 e tutti coloro che sono stati portati a sepoltura in queste settimane senza la
Messa esequiale e con dolorose limitazioni per gli stessi familiari.
L’iniziativa ha coinvolto tutti i Vescovi italiani, ciascuno nella propria città e con i dovuti permessi
delle autorità competenti.
“L’intenzione – spiega una Nota della Conferenza Episcopale Italiana – è stata quella di affidare alla
misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia. Si è scelto un Venerdì di Quaresima, nel
quale lo sguardo al Crocifisso invoca la speranza consolante della Risurrezione. Anche attraverso il
ricordo orante dei Vescovi la Chiesa vuole esprimere tutta la vicinanza a chi in queste settimane non
ha potuto accompagnare alla morte un proprio familiare o amico”.
A questo proposito anche il vescovo Beniamino e l’Ufficio Liturgico diocesano stanno pensando, per
quando si tornerà a celebrare normalmente, a indicazioni per le singole comunità parrocchiali, circa
il suffragio per i defunti di queste settimane.

Perdono senza sacerdote? Il Papa ricorda come riceverlo durante l’omelia della Messa a Santa Marta di venerdì 20 marzo.

«Io so che tanti di voi, per Pasqua – ha detto il Papa – andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio.
Ma, tanti mi diranno oggi: “Ma, padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può
uscire da casa? E io voglio fare la pace con il Signore, io voglio che Lui mi abbracci, che il mio papà mi
abbracci… Come posso fare se non trovo sacerdoti?” Tu fai quello che dice il Catechismo». «È molto
chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: “Signore
ho combinato questo, questo, questo… Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di
Dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito, tornerai alla grazia di Dio.
Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere alla mano un
sacerdote. Pensate voi: è il momento! E questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di
Dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve».
(Papa Francesco si riferisce ai numeri 1451 e 1452 del Catechismo della Chiesa cattolica)

 

Domenica mattina (29 marzo 2020) alle ore 10.00 sarà possibile partecipare
alla S. Messa in diretta Facebook sulla pagina della Parrocchia di San Giorgio in Bosco.

https://www.facebook.com/parrocchiasangiorgioinbosco